Fisco, avvisi bonari: cosa sono e perché bisogna fare attenzione

Gli avvisi bonari possono esseri inviati dall’Agenzia delle Entrate in caso di irregolarità. Ecco perché non bisogna sottovalutarli.

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Durante i controlli automatici eseguiti dall’Agenzia delle Entrate può capitare che si riscontri un’anomalia e in tal caso si procede con l’invio di un avviso bonario.

L’avviso bonario non è altro quindi che una comunicazione di irregolarità per portare a conoscenza della stessa il contribuente. Se non si risolve l’irregolarità nei tempi prescritti l’Agenzia delle Entrate provvederà ad effettuare una liquidazione della maggiore imposta dovuta con relative sanzioni.

Avvisi bonari: avviso di irregolarità

L’avviso di irregolarità o anomalia chiamato “avviso bonario” è emesso direttamente dall’Agenzia delle Entrate dopo quello che viene definito un controllo automatico e a seguito del quale il contribuente avrà un limite di tempo per risolvere l’irregolarità.

All’interno del decreto Energia che il Parlamento sta discutendo in questi giorni è presente un emendamento che fa riferimento proprio al tempo concesso al contribuente per risolvere l’inottemperanza. Secondo il decreto Energia si passerà dai canonici 30 giorni a 60. È bene considerare che si tratta di una misura temporanea e che sarà possibile usufruirne soltanto tra l’entrata in vigore della legge (entro il 20 maggio) e il 31 agosto 2022.

Questo alleggerimento temporaneo riguardo gli avvisi bonari darà un po’ di respiro a tutte quelle famiglie messe in crisi dagli ultimi anni di pandemia e l’attuale conflitto in Ucraina che stanno mettendo a dura prova l’economia del Paese.

Ma quali sono i rischi se non si presta importanza agli avvisi bonari? Nel caso non si facesse nulla in seguito alla ricezione di un avviso bonario, l’Agenzia delle Entrate iscriverà direttamente gli importi richiesti a ruolo a titolo definitivo. Una volta successo non sarà più possibile beneficiare della riduzione ad un terzo delle sanzioni amministrative contenute nell’atto.

L’unico inghippo, non di poco conto, è che all’interno del decreto Energia non è specificato se tale posticipazione a 60 giorni si riferisce agli atti trasmessi entro il 31 agosto oppure ai pagamenti degli stessi prima di questa data.