Frutta contaminata: a quali tipologie bisogna prestare più attenzione

Il problema della frutta contaminata dai pesticidi non riguarda solo l’Italia, bensì tutta l’Europa. Ecco quali sono le più pericolose

Da Bruxelles sono arrivati diversi avvisi volti a migliorare la situazione, ma gli Stati membri al momento non stanno adempiendo ai loro compiti.

Frutta contaminata
Fonte Pixabay

Un frutto su tre coltivato nell’Unione Europea è contaminato da pesticidi. Molti di questi purtroppo sono frequentemente sulle nostre tavole. Negli ultimi otto anni la situazione si è aggravata ulteriormente così come testimoniato dall’Ong Pesticides Action Network Europa.

Una considerazione che si basa sui dati di uno studio raccolti tra il 2011 e il 2019 e realizzato in collaborazioni con 30 agenzie europee, impegnate sui temi della salute e della sicurezza alimentare.

Frutta contaminata: quali sono i più rischiosi e quali problematiche possono comportare

Nel lasso di tempo sopracitato, sono stati analizzati 97.170 campioni di frutta fresca coltivata nel vecchio continente. Le analisi effettuate hanno portato alla luce un aumento del 53% dei residui di pesticidi estremamente tossici. Già a partire dal 2011 sarebbero dovuti essere vietati per via dei loro effetti nocivi.

Andando nello specifico, quasi un campione su tre (29%) è risultato contaminato da tracce di pesticidi chimici rispetto al 18% del 2011. L’Italia dal canto suo è messa meglio rispetto agli altri paesi europei con il 21% di frutta contaminata. Ovviamente anche questo dato non è positivo. Di certo rispetto a Francia (22%), Irlanda (26%) e Belgio (34%) il quadro è meno allarmante.

Per quanto riguarda la frutta nel dettaglio, quella in cui i residui di pesticidi sono maggiormente presenti sono le more (51% dei campioni esaminati), le pesche (45%), le fragole (38%), le mele (34%), le ciliegie (35%) e le albicocche (35%). Il primato però spetta alle pere con un altissimo ed inquietante 87%.

Dati allarmanti che la dicono lunga sulla pericolosità di questo “fenomeno” a cui bisognerebbe mettere fine il prima possibile. A rincuorare un po’ i cittadini europei è la situazione degli ortaggi che dal 2011 al 2019 hanno avuto un aumento di appena 2 punti percentuali, passando dall’11% al 13%. In questo caso vanno tenuti sott’occhio soprattutto il sedano, il sedano rapa e il cavolo nero.

Tutto ciò però purtroppo ha degli effetti piuttosto nocivi per la salute umana, così come testimoniato dagli esperti dell’Istituto francese per la salute e la ricerca medica (Inserm). A loro parere sono piuttosto importanti gli indizi che portano ad una correlazione tra l’esposizione materna ai pesticidi durante la gravidanza o nei bambini e il rischio di alcuni tipologie di cancro (leucemia e tumori del sistema nervoso centrale).