Assegno Unico Universale, l’Inps riconosce tutti gli arretrati ma attenzione a questa scadenza

Inutile nascondersi, in fatto di crisi economica, di fronte a ben 7 milioni di italiani sulla soglia della povertà, con una buona parte che supera addirittura “la drammatica porta”, c’è poco da fare retorica.

L’Assegno Unico Universale, che ha sostituto diversi sostegni precedenti, è diventato uno strumento indispensabile, erogato dall’Inps, per garantire “un salvagente” alle famiglie in difficoltà.

E parliamo di nuclei familiari con minori a carico, magari con bambini disabili, le cui problematiche quotidiane, tra spese mediche e patemi vari, aumentano in modo esponenziale. E solo chi vive da vicino determinati drammi con un minore che soffre se ne può rendere conto.

Assegno Unico
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Le tempistiche per accedere all’Assegno Unico sono fondamentali da conoscere. Se si entra in determinati criteri temporali è infatti possibile ottenere gli arretrati delle mensilità precedenti, di conseguenza sei in grado di non perdere nulla di quello che ti spetta.

Nessuna famiglia in difficoltà in questo momento può fare a meno dei contributi del Governo.

L’Inps riconoscerà tutti gli arretrati a partire da marzo, non ci sono dubbi su queste, sulle domande inviate entro il 30 giugno, mentre chi inoltrerà le richieste a partire dall’1 luglio, riceverà le rate correnti del sussidio dal mese successivo alla presentazione della domanda.

Ogni famiglia ha diritto a ricevere un assegno variabile per ogni figlio a seconda del suo reddito, che può essere percepito sia come liquidità che sotto forma di credito d’imposta. I ragazzi tra i 18 e i 21 anni possono percepire direttamente l’assegno, purché stiano studiando, svolgendo un tirocinio o siano iscritti alle liste dei centri per l’impiego.

L’assegno per i figli è solo il primo passo di una più ampia riforma denominata Family Act, che è stata integrata mese dopo mese, a partire da luglio 2021, con ulteriori misure di sostegno alle famiglie e di riforma del welfare.

Ecco quali sono i principi su cui si basa.

  • “il rafforzamento delle politiche di sostegno alla spesa scolastica, culturale e sportiva delle famiglie;
  • la riforma dei criteri di congedo parentale, con l’estensione a tutte le categorie di lavoratori e l’introduzione di un congedo parentale strutturale e obbligatorio;
  • l’introduzione di incentivi per l’occupazione femminile, dal taglio delle tasse sui servizi di cura alla promozione di opzioni di lavoro flessibili.

In questo contesto, l’occupazione femminile è considerata un elemento chiave per il rilancio dell’economia, il contributo alla ricchezza delle famiglie e la promozione della natalità. Eppure, con il Covid, il lavoro femminile ha toccato minimi storici.