Elisir di lunga vita? Ecco perché la scienza è vicinissima a conquistare l’immortalità

Un’intervista rilasciata di recente da un importante biologo ha mostrato al grande pubblico quanto la medicina moderna sia ormai così avanzata da poter inseguire anche il sogno dell’immortalità dell’essere umano. 

I progressi fatti dalla medicina occidentale nell’ultimo secolo sono semplicemente strabilianti, non c’è altro termine per definirli. Se oggi troviamo perfettamente normale disporre ad esempio di cure specifiche contro i tumori, o possiamo aiutare una persona rimasta disabile a superare i suoi deficit fisici o cognitivi, lo dobbiamo soltanto all’enorme avanzamento fatto dalla tecnologia medicale che permette di raggiungere risultati che soltanto qualche decennio fa sembravano inimmaginabili. 

elisir lunga vita
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Sono ormai diversi decenni che gli scienziati studiano un modo per bloccare l’invecchiamento

E i progressi nell’ultimo ventennio sono stati così veloce, che persino il mito dell’immortalità non sembra più un tabù per la scienza moderna. Ormai da oltre dieci anni infatti si studiano i modi per prevenire l’invecchiamento umano, ma anche quelli per provare a bloccarlo. In tal senso già nel decennio scorso Google Alphabet si era distinta per aver finanziato diversi progetti in tal senso.

Negli ultimi tempi  uscita un’intervista fatta a Andrew Steele, biologo e autore di diversi libri dedicati al tema, che ha fatto delle dichiarazioni molto importanti sullo stato attuale degli studi. 

L’intervista di Andrew Steel: “Lo scopo è evitare che le persone si ammalino”

Lo scienziato ha infatti spiegato che “fino ad ora, abbiamo trattato la medicina in questo modo molto non sistematico. In un certo senso, abbiamo eliminato gli estremi dell’invecchiamento, cose come il cancro e le malattie cardiache, senza effettivamente affrontare le cause fondamentali alla base che ne risultano malattie. Quindi, ciò che potremmo fare comprendendo questi segni distintivi, è potenzialmente trovare trattamenti per intervenire direttamente su di essi. E ciò significa che trattamenti preventivi, trattamenti possono essere effettuati prima e impedire alle persone di ammalarsi in primo luogo”. 

Per la scienza moderna allungare la vita non significa prolungare la terza età

Un’intervista che ha contribuito a mostrare all’opinione pubblica un aspetto che quando si pensa alle ricerche che allungano la durata della vita, resta più che altro sconosciuto. Siamo infatti portati a pensare che quando la scienza ci parli di questi studi che permetteranno di allungare la durata media della vita, questo significa in modo automatico semplicemente che vivremo molto di più la terza età, come in fondo sta già capitando alle generazioni più anziani che hanno uno standard di durata della vita rispetto ai loro padri e nonni, molto più alto.

Bene, non è così ed è questo che tenta di spiegare il biologo nell’intervista. La vera sfida attuale non è infatti quella di allungare la terza età, ma prevenire invece in modo innovativo l’invecchiamento, in modo che la durata della vita finisca con il coincidere con un’analoga qualità della vita.

Detto in parole povere, la vera sfida per la scienza medica è farci vivere fino a 100 anni restando perennemente trentenni. 

Bloccare l’invecchiamento è un’opportunità che solleva diversi dilemmi filosofico-scientifici

Certo, non tutti sono d’accordo, e ci sono diversi scienziati e filosofi che ritengono che questa sia una strada molto pericolosa da intraprendere. Bloccare l’invecchiamento significa nei fatti alterare il nostro genoma come mai abbiamo fatto in passato. E questo potrebbe rivelarsi molto pericoloso, in quanto proprio del nostro dna continuiamo a sapere pochissimo.

L’accusa dunque è quella che la scienza medicale possa trasformarsi in pratica alchemica, nel tentativo di manipolare parti del nostro organismo che a conti fatti, sono ancora un mistero irrisolvibile per la scienza occidentale.

Basti solo pensare ai tumori: la medicina moderna riesce a studiarli e capirlo, ma solo fino a un certo punto, e mai nella totalità del fenomeno. Ergo, nessuno sa ad esempio ancora per quale motivo un tumore  scompare d’improvviso nell’organismo.