“La crisi alimentare sta per arrivare”, l’Europa avvisa: cosa risponde Draghi

Il premier Draghi ha parlato ai tavoli europei della crisi alimentare ormai alle porte. Vediamo nel dettaglio le sue dichiarazioni. 

Stiamo rischiando una crisi alimentare di proporzioni globali? Si, secondo il premier italiano Mario Draghi che durante l’ultimo tavolo del Consiglio Europeo, non si è nascosto e ha parlato chiaramente di questo pericolo derivante dal conflitto in Ucraina.

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L’invasione iniziata da Putin a febbraio ha dato infatti vita a una guerra economica tra Mosca e l’Occidente che adesso rischia di trascinare il mondo intero in una carestia a cui l’Occidente non era più abituata da quasi un secolo

Secondo Draghi, il vero obiettivo da perseguire è fare in modo che Putin non vinca questa guerra

Come ha spiegato il premier al tavolo europeo “il confronto con Putin è necessario per risolvere il problema del grano, della sicurezza alimentare. Il rischio di una catastrofe alimentare è reale: e se non ci sarà una soluzione, dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin”.

In tal senso, Draghi ha poi sottolineato come in questa nuova guerra alimentare, l’Onu deve assumere un ruolo di primo piano. E naturalmente, l’Unione Europea deve fare tutto il possibile affinché il Cremlino non vinca il conflitto in corso. Parole che però non sembrano porre le basi per un vero negoziato con la Russia, e che di conseguenza, sembrano più che altro avvicinare questa crisi alimentare già in corso.

Anche perché Draghi subito dopo davanto ai leader europei ribadisce quanto sia fondamentale che Putin non vinca questa guerra, spiegando anche di dichiararsi estremamente scettico sulle telefonate che il leader del Cremlino sta conducendo con i vari leader, Macron in primis: secondo il premier italiano non esistono margini di trattativa in tal senso per arrivare a un vero negoziato di pace come era stato tentato nelle prime settimane del conflitto. 

Crisi alimentare, sulle sanzioni contro la Russia l’Unione Europea non è compatta

Draghi ha affrontato il tema delle spaccatura e divergenze all’interno dell’Unione Europea, che si è palesato in particolar modo nelle trattative per il nuovo embargo. L’Ungheria ha infatti ottenuto che vengano escluse al momento dalle sanzioni, le quote di gas che arrivano attraverso l’oleodotto Druzhba.

In tal senso, il premier ha dichiarato che “dobbiamo mantenere unità sulle sanzioni. L’Italia è d’accordo sul pacchetto, purché non ci siano squilibri tra gli Stati membri”. L’unica opzione possibile per Draghi è quella di accelerare tutte le trattative che possono portare il vecchio continente a una nuova autosufficienza energetica, che risulti totalmente slegata dalla dipendenza russa attuale sul gas.

Un’impresa molto complicata e che di certi non potrà essere portata a termine alla fine di quest’anno, quando l’Ue ha previsto il blocco totale delle esportazioni, trovando l’adesione di nazioni come Polonie e Germania, che per il momento continueranno a  ricevere le loro quote dall’oleodotto. 

Crisi alimentare, secondo gli esperti la prima vittima sarà il continente africano

Di sicuro, secondo Draghi è impensabile “immaginare che dopo il conflitto la nostra politica energetica tornerà come prima. Quello che è successo è troppo brutale. Dobbiamo muoverci ora per cambiare i nostri fornitori di energia nel lungo periodo”. Resta il fatto che la crisi del grano è ormai realtà e presto inizierà a presentare il suo salatissimo conto in diverse parti del mondo.

E la prima vittima secondo gli esperti sarà il continente africano. Più di quaranta milioni di persone rischiano di andare incontro a una carestia biblica, una vera e propria bomba umanitaria le cui conseguenze purtroppo sono anche facilmente prevedibili. Se la situazione non cambia infatti, in breve tempo assisteremo a una nuova ondata migratoria dall’Africa verso l’Occidente, con milioni di persone costrette a lasciare la loro terra a causa della scarsità alimentare. 

Turchia ed Egitto hanno già iniziato a razionare il pane

Se poi arrivasse una nuova ondata di siccità a colpire il continente africano, la situazione andrebbe totalmente fuori controllo, e non a caso, il rimando a una vera e propria carestia biblica e quanto mai appropriato. Il blocco causato dalla guerra in Ucraina di grano, cereali e fertilizzanti rischia insomma di far sprofondare il mondo intero in una crisi globale.

D’altronde ormai da settimane in nazioni come l’Egitto o la Turchia è in corso una strategia politica di razionamento del pane, segno evidente di come in fondo le conseguenze di questa crisi alimentare siano già in atto.