Assegni familiari, non tutti lo sanno ma esistono ancora: gli importi sorpresa

L’Assegno unico entrato in vigore dal 1 marzo ha accorpato diversi aiuti riconosciuti per i figli a carico comportando dei cambiamenti riguardanti gli assegni familiari

Per altre categorie però gli ANF continuano ad essere erogati. Vediamo in quali casi e soprattutto in che termini.

Assegni familiari
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Gli assegni familiari esistono ancora. L’Assegno unico e universale (in vigore dal 1 marzo 2022) ha assorbito molti provvedimenti ma non tutti a quanto pare. Una notizia di non poco conto per i nuclei familiari che non sono ricompresi nella misura che ha rivoluzionato il 2022.

Andiamo a scoprire in quali casi le famiglie possono ancora avvalersi di questi titoli e soprattutto quanto possono ottenere in termini di importo. Ecco tutto quel che bisogna sapere su questa tematica di grande interesse generale.

Assegni familiari: per chi restano ancora in vigore e quali sono gli importi percepibili

Restano validi gli assegni per i nuclei con familiari diversi da quelli con figli. Quindi quelli composti da coniugi con esclusione del coniuge legalmente ed effettivamente separato, dai fratelli, dalle sorelle e dai nipoti, di età inferiore a 18 anni compiuti.

L’Inps con la circolare numero 65 del 30 maggio 2022, ha comunicato i nuovi livelli reddituali per il periodo che va dal 1 luglio 2022 al 30 giugno 2023, validi per la corresponsione dell’Assegno per il Nucleo familiare. 

I livelli di reddito familiare per il pagamento dell’ANF sono rivalutati di anno in anno, con effetto dal 1 luglio luglio di ogni anno. Ciò avviene in misura pari alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. La variazione percentuale rilevata calcolata dall’ISTAT tra il 2021 e il 2020 si è attesta all’1,9%.

Per quanto concerne la platea di beneficiari, l’Assegno per il Nucleo Familiare spetta nello specifico a:

  • lavoratori dipendenti del settore privato, 
  • lavoratori dipendenti agricoli, 
  • titolari di prestazioni previdenziali, 
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate o fallite,
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto come ad esempio lavoratori in aspettativa sindacale. 

Non sono invece ricompresi i coltivatori diretti, coloni e mezzadri e i titolati di pensioni a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Quindi sono esclusi artigiani, commercianti e coltivatori diretti. Una possibilità che non va assolutamente tralasciata, soprattutto in questa fase caratterizzata dall’incertezza.