Rincari, il costo della benzina sta per superare ogni record: le città ‘nere’

Il costo del carburante continua a salire e se non fosse per lo sconto voluto dal governo, sarebbe ormai da tempo fuori controllo. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo. 

I rincari sul costo carburante ormai da mesi stanno mettendo a dura prova il portafoglio di milioni di italiani, e se non fosse stato per l’intervento del governo Draghi, che nel mese di Aprile ha varato un taglio sulle accise di 25 centesimi, la situazione sarebbe ancora peggiore.

benzina codacons
Adobe Stock

I prezzi di benzina e gasolio continuano infatti a salire, e il rischio adesso è che tocchino i rincari record che si erano registrati nel mese di marzo, quando il costo della benzina aveva superato i 2,30 euro al litro. 

Rincari benzina, il nuovo allarme arriva dal Codacons: quanto rischiano di spendere gli italiani tra poco

E adesso è il Codacons, l’associazione a tutela dei consumatori, che lancia un nuovo allarme sul difficile periodo che i cittadini stanno attraversando. L’associazione ha infatti pubblicato un comunicato in cui ha scritto che “per un pieno di verde gli italiani spenderanno durante il ponte 20 euro in più, spesa che cresce all’aumentare del numero di rifornimenti durante la vacanza”.

I rincari dunque restano un problema di primaria importanza per il nostro paese e che va risolto al più presto, anche se esistono dei comuni in Italia dove la situazione è ormai insostenibile. Ad Ischia ad esempio, nella maggior parte dei distributori, la benzina ha già superato i 2,22 euro al litro, e la stessa situazione si è verificata anche nella capitale e in alcune zone della Sardegna. Una situazione molto difficile, e per questo il presidente del Corecom Carlo Rienzi, di recente ha dichiarato che “È evidente che il taglio delle accise non è più sufficiente, e occorre adottare provvedimenti più efficaci per bloccare la crescita di benzina e gasolio. Il governo deve impegnarsi a combattere le speculazioni sui carburanti e studiare misure per fissare tetti massimi alla crescita dei prezzi alla pompa”. 

Il Codacons esprime preoccupazione anche per i rincari alimentari ormai fuori controllo

Senza dimenticare poi i rincari degli ultimi due mesi sui beni alimentari, anch’essi ormai fuori controllo: basti pensare al prezzo del burro che rispetto allo scorso anno è sostanzialmente raddoppiato. Stesso discorso per l’olio di mesi, che in pochissimo tempo ha visto il suo prezzo al dettaglio aumentare del 65 per cento.

La guerra in Ucraina ha esacerbato una situazione che era già al limite a causa dei continui aumenti sui prezzi delle materie prime iniziati lo scorso anno e sulle cui cose, gli analisti finanziari discutono ancora. Anche perché c’è il sospetto che la maggior parte di questi aumenti, non siano una diretta conseguenza del conflitto iniziato a fine febbraio, ma piuttosto una speculazione da parte dei grandi capitalisti, iniziati per motivi che però restano oscuri anche per molti esperti del settore. 

Nessuno conosce il motivo di questa impennata improvvisa dei prezzi negli ultimi mesi

Anche perché la tesi secondo cui questi rincari sono una diretta conseguenza della guerra non regge alla prova dei fatti. In primo luogo perché il nostro non importa, in termini di beni alimentari, quote cos’ significative che giustifichino questi aumenti. Di sicuro, non siamo un paese autosufficiente per quanto riguarda la produzione agricola, come ha avuto modo di sottolineare di recente il responsabile agroalimentare dell’associazione Nomisma Denis Pantini: “L’Italia non è autosufficiente per molte produzioni agricole (frumento, mais in testa) e quindi deve comprarle sul mercato internazionale. E anche se non le acquista direttamente da Russia e Ucraina, i due Paesi sono tra i top exporter di queste derrate. Di conseguenza, se smettono di esportarle, le quantità disponibili sul mercato si riducono e i prezzi si impennano”.