Cartelle esattoriali e debiti con l’Agenzia delle Entrate: ecco cosa può succederti se non paghi

Le cartelle esattoriali spesso rappresentano colpi alla nuca che ti lasciano letteralmente tramortito e dai quali è difficile riprendersi. I tempi della incombente crisi economica non consentono, in molti casi, a famiglie e piccole imprese, di avere la forza di ottemperare ai loro “doveri fiscali”.

L’Italia rimane, di fatto, uno dei Paesi europei con la maggiore pressione fiscale e una piccola impresa, un professionista con ditta individuale, che negli ultimi due anni, causa Covid, non ha incassato abbastanza, ad esempio, per pagare i propri contributi obbligatori Inps, si ritrova con accumulate cartelle esattoriali che vanno pagate. Hanno una scadenza e rappresentano un muro invalicabile che non si può scavalcare.

Cartelle esattoriali pixabay
Cartelle esattoriali fonte pixabay

La legge di casa nostra in termini fiscali non ammette in alcun modo scorciatoie.

Le cartelle esattoriali, naturalmente, possono essere rateizzate. Ma il piano di rientri concesso dal Fisco non conosce ignoranza.

Se non rispetti le scadenze, non ti verranno concesse ulteriori proroghe.

Cerchiamo di capire insieme cosa accade quando un contribuente, per effettiva impossibilità, o per incuria, non paga una cartella esattoriale e di fatto non rispetta le scadenze di rateizzazione di una cartella esattoriale.

Intanto, di base, occorre sapere che la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi comporta una sanzione che va dal 120% al 240% delle imposte dovute. Le sanzioni minime (da 250 euro a 1.000 euro) sono applicabili se nella dichiarazione non è emerso alcun onere fiscale.

Una dichiarazione dei redditi che mostri o un reddito imponibile inferiore a quello accertato o un credito d’imposta superiore a quello dovuto al contribuente (ossia una dichiarazione non veritiera) comporta una sanzione che va dal 90% al 180% delle maggiori imposte dovute.

L’omesso e/o ritardato pagamento di imposte, di qualsiasi natura e natura, comporta una penale pari al 30% dell’imposta non pagata/tardiva.

I debiti pregressi, in molti casi, possono non essere una nostra responsabilità diretta, ma questo al Fisco non interessa affatto. Se sei un libero professionista che nei due anni della pandemia non ha incassato abbastanza da potersi permettere di pagare i contributi Inps della sua partita iva, le cartelle esattoriali non tarderanno ad arrivare. Agenzia delle Entrate e Inps lavorano come noto di concerto, da sempre. Questo vale anche per le sanzioni sulle tasse.

Una persona ha 60 giorni per regolarizzare la propria posizione dall’arrivo della cartella. I debiti accumulati nel tempo possono ricadere sugli eredi, rischi pignoramenti di beni o blocchi del conto. La realtà è davvero a contorni foschi.