I salari degli italiani sono toppo troppo bassi, arriva una proposta da 16 miliardi per i lavoratori

Il cuneo fiscale ha toccato vette inimmaginabili e adesso si attesta al 60% nel settore privato, il più alto di tutta Europa.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il cuneo fiscale nel settore privato è il più alto di sempre attestandosi a livelli del 60%, quasi il 15% in più rispetto allo scorso anno.

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I dati Ocsa (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) misuravano il cuneo fiscale dello scorso anno al 46,5%, riferito alla retribuzione media di un lavoratore), un numero già altissimo, fra i più alti del mondo.

Cuneo fiscale, riforme in arrivo

Le varie parti sociali come Sindacati e Confindustria richiedono una riduzione del cuneo fiscale imminente per aumentare i salari dei lavoratori italiani compressi dall’inflazione. Il cuneo fiscale, o anche detto contributivo, è il rapporto tra l’ammontare delle tasse pagate da un singolo lavoratore medio e il corrispondente costo totale del lavoro per il datore di lavoro.

Confindustria, Cisl e Uil sembrano aver trovato un accordo per quanto riguarda la decisione di introdurre una riforma in tal senso. Anche il Governo si è fatto sentire, tramite le parole del ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, il quale ha sottolineato che l’Italia è tra i Paesi con i salari più bassi anche perché lo Stato si porta a casa una buona parte della retribuzione lorda dei lavoratori”, e che una riforma al cuneo fiscale potrebbe donare ai cittadini “il potere d’acquisto che è la priorità”.

Maurizio Landini, capo della Cgil, pensa che la priorità stia nell’aumentare il salario minimo dei lavoratori e pensionati in busta paga. Landini, insieme a Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, credono fermamente che un taglio del cuneo fiscale non possa che giovare a tutta la categoria dei lavoratori.

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha redatto una proposta che si basa sulla riduzione strutturale del cuneo fiscale-contributivo da 16 miliardi di euro, a vantaggio per due terzi dei lavoratori e per un terzo delle imprese. In questo modo coloro che percepiscono meno di 35.000 euro l’anno, otterranno un beneficio di 1.223 euro.