Riforma pensioni, si prospetta un terribile ritorno: perchè gli italiani sono in ansia

La riforma delle pensioni ormai tarda ad arrivare ed è quindi probabile che la tanto temuta legge Fornero rimanga anche per il 2023.

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Le novità sulla riforma delle pensioni non sono più arrivate e sembra che non siano neanche oggetto di discussione in questi giorni. Per questo motivo si paventa sempre di più la prospettiva che rimanga la legge Fornero anche per l’anno prossimo.

Ricordiamo che con la legge Fornero, introdotta nel 2011, l’età pensionabile è spostata a 67 anni sia per uomini che per donne, oppure se si sceglie la pensione anticipata l’età pensionabile si posta a 42 ani e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Riforma pensioni, a quando?

Al momento e per tutto il 2022 resterà in vigore quota 100, cioè età pensionabile a 67 anni e 38 anni di contributi. Dal prossimo anno resta ancora un dilemma su cosa succederà alle pensioni degli Italiani, con scontri tra Matteo Salvini, che vorrebbe l’età pensionabile raggiunta con 41 anni di contributi, e Pasquale Tridico, attuale presidente dell’INPS, che vorrebbe invece adottare una soluzione a due tempi: a 62-63 anni per la sola quota di assegno liquidata con il metodo contributivo e a 67 anni si percepirebbe l’assegno pieno.

Per quanto riguarda la spesa pubblica utilizzata per il fondo delle pensioni si para di circa il 16% dell’intero PIL nazionale, numeri che ci pongono dietro solo alla Grecia. Di contraccolpo, però, siamo tra le ultime posizioni, all’interno dell’unione Europea, per tasso di occupazione, con sole 23 milioni di persone attualmente occupate. Pensate che, in media, ad ognuna di queste persone ricade una spesa pensionistica di 12.500 euro, con una spesa per le pensioni di 27 miliardi di euro ogni anno di media. Inoltre, abbiamo il più basso tasso di nascite di sempre della storia della nazione e una popolazione che invecchia e rimpolpa sempre di più le fila dei pensionati.

Come abbiamo visto in questo articolo, il problema del limite al tasso di occupazione è dato dall’altissimo cuneo fiscale. Da un lato Confindustria non è d`accordo con la politica del taglio dei contributi INPS per aumentare i posti di lavoro e i salari netti. Dall’altra parte ci sono le aziende che vorrebbero pagare sempre di meno ma in realtà il sistema INPS non permette chissà quale sgravo strutturale.

Ed è a questo punto che si pensa che la legge Fornero non è così terribile come sembrava prima. Ma è compito della politica scegliere se protendere verso un aumento della spesa per le pensioni o finalmente investire seriamente sul lavoro.