Supermercato, ci nascondono la verità: i veri prezzi

I rincari al supermercato sono sempre più numerosi seppur meno evidenti. Ecco in che modo avvengono e come notarli 

Si tratta del fenomeno della sgrammatura su cui sta indagando l’Antitrust, che vuole chiarire una volta per tutte questa situazione non propriamente ottimale per i consumatori.

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha dato una mazzata finale ai rincari dei prezzi di diversi prodotti alimentari di prima necessità. Se in alcuni casi l’aumento è evidente e tangibile, in altri invece avviene in maniera decisamente nascosta.

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L’Antitrust però si è soffermata in maniera piuttosto insistente sulla questione. Sta infatti cercando di capire se la tendenza possa avere rilevanza ai fini dell’applicazione del Codice di Consumo con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette.

Rincari al supermercato: come funziona lo “Shrinkflation” e in che modo inganna i clienti

Già tempo fa il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori aveva denunciato la pratica andata in scena negli ultimi mesi in 104 procure italiane.

In pratica è tutto frutto dello “Shrinkflation”, ovvero ridurre la quantità di prodotto all’interno delle confezioni senza però abbassare il prezzo. Quindi, un aumento a tutti gli effetti, che però solo gli avventori più attenti notano. Infatti la variazione è impercettibile. Ad esempio un pacco di pasta da 500 grammi viene ridotto di 50 grammi o uno di cioccolatini può passare da 100 a 90 grammi.

Secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi lo Shrinkflation determina un’inflazione occulta a danno dei consumatori e svuota i carelli della spesa. Inoltre ha raccomandato i consumatori a stare attenti in attesa delle verifiche da parte delle autorità preposte.

Tra i prodotti oggetto della questione ci sono le colombe pasquali da 950 grammi, le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125 grammi, il caffè da 225 al posto di 250 grammi oltre che la già citata pasta.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona secondo cui questo non è altro che un aumento mascherato di prezzo. Coldiretti invece ha invece sottolineato le conseguenze sui produttori, che così si ritrovano ad essere colpevolizzato oltremodo. Stando a quanto affermato dall’associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, a causa di ciò in alcuni casi si ritrovano a chiudere i battenti o lavorare in negativo.